Ricerca mondiale rivela che le specie invasive contribuiscono al rapido declino degli insetti

Un recente studio pubblicato su Nature Communications mette in luce forti preoccupazioni sulle specie aliene invasive e le conseguenze negative che hanno sulle popolazioni di insetti in tutto il mondo. Si tratta del primo tentativo globale di quantificare questi effetti, realizzato da ricercatori del UK Centre for Ecology & Hydrology e dell’University of Cambridge. Con le popolazioni di insetti già sotto pressione per vari fattori ambientali, lo studio offre nuovi elementi sulla crisi della biodiversità.
Un progetto ambizioso e pionieristico
Guidato dalla data scientist Grace Skinner del UKCEH e dal co-autore Dr. Joseph Millard dell’University of Cambridge, lo studio ha cercato di capire come le specie invasive modifichino abbondanza e diversità degli insetti. Usando dati ecologici raccolti da sei continenti, i ricercatori hanno analizzato i mutamenti nelle popolazioni di insetti dopo l’introduzione di piante e animali non autoctoni. Piuttosto che concentrarsi su casi isolati, lo studio ha identificato pattern ricorrenti a livello globale.
Dati globali sconcertanti
I risultati mostrano una diminuzione media del 31% nell’abbondanza degli insetti terrestri e un calo del 26% nella ricchezza delle specie. Questi numeri sottolineano la necessità di comprendere e limitare gli effetti delle specie invasive. Gli Hemiptera (cimici e affini) hanno subito il calo più marcato, con il 58%, seguiti dagli Hymenoptera (formiche, api, vespe) al 37%, gli Orthoptera (cavallette e grilli) al 27%, mentre i coleotteri hanno visto un calo del 12%.
Come agiscono le specie aliene e le minacce che comportano
Le specie animali invasive riducono spesso le popolazioni di insetti tramite predazione o competizione per le risorse. Le specie vegetali invasive invece tendono a sostituire la vegetazione nativa di cui gli insetti hanno bisogno per nutrirsi e riprodursi. In passato la ricerca si è concentrata su minacce come la perdita di habitat, il cambiamento climatico e l’inquinamento. L’Intergovernmental Science-Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services (IPBES) ha individuato le specie invasive come una delle cinque principali cause di perdita di biodiversità.
Cosa favorisce l’invasione
Il commercio globale e l’aumento delle temperature facilitano la diffusione delle specie non native e migliorano le loro possibilità di sopravvivenza. Queste dinamiche rendono ancora più necessario adottare misure efficaci per contrastare l’invasione biologica.
Come gestire la situazione e consigli per il futuro
Identificare gli insetti più vulnerabili è fondamentale per migliorare la gestione degli habitat e il controllo delle specie invasive. Come ha detto Grace Skinner, “Questo è particolarmente importante quando le risorse sono limitate.” Lo studio raccomanda misure di biosicurezza e una collaborazione internazionale per fermare la diffusione delle specie non-native.
Anche i singoli possono fare la loro parte: i giardinieri sono invitati a scegliere piante che favoriscano la biodiversità locale, mentre chi pratica pesca o attività nautiche dovrebbe seguire il principio “controlla, pulisci, asciuga” per limitare la diffusione.
Un futuro da proteggere
Il declino degli insetti mette a rischio servizi ecosistemici fondamentali (ad esempio impollinazione, controllo dei parassiti, decomposizione). Secondo Grace Skinner, è importante riconoscere che gli insetti non sono soltanto responsabili di cambiamenti negli habitat ma sono soprattutto vittime delle invasioni biologiche. Lo studio invita a una riflessione più profonda e a un’azione collettiva per difendere la biodiversità. Riconoscere la minaccia rappresentata dalle specie aliene invasive può portare a sforzi concreti e coordinati per ridurne gli effetti — un problema serio ma affrontabile.