Secondo Elon Musk, entro 10-20 anni il lavoro sarà facoltativo e il denaro perderà valore grazie a IA e robotica

Nell’era dell’intelligenza artificiale e dell’automazione in crescita, si è acceso un dibattito sul futuro del lavoro. Le dichiarazioni di Elon Musk, noto CEO di Tesla, hanno alimentato questa discussione, suggerendo un mondo in cui il lavoro potrebbe diventare opzionale. Questa prospettiva futuristica, che mescola ottimismo e scetticismo, invita a riflettere su come automazione e robotica possano cambiare radicalmente il nostro modo di vivere e lavorare.
Sguardo al futuro e novità tecnologiche
Al “Forum per gli Investimenti USA-Arabia Saudita” a Washington, Musk ha tracciato un quadro per i prossimi 10–20 anni, prevedendo che milioni di robot miglioreranno drasticamente la produttività, facendo del lavoro un’opzione più che una necessità. Ha ripreso poi il tema in un episodio del podcast “Moonshots con Peter Diamandis”, all’inizio di questo mese.
Musk ha paragonato la scelta di lavorare alla scelta di coltivare un orto invece di comprare verdure: molti potrebbero mettersi a lavorare per passione o per divertimento. Ha anche detto di voler arrivare a far sì che l’80% del valore di Tesla derivi dai robot Optimus, nonostante i ritardi continui nella produzione di questi automi umanoidi.
Al “Viva Technology 2024” Musk ha proposto un “reddito alto universale” come soluzione per un mondo in cui il lavoro convenzionale non sarebbe più necessario. Non ha però dato dettagli su come questa proposta dovrebbe essere realizzata.
Mentre Musk immagina un mondo di abbondanza di beni e servizi, molti economisti restano più cauti. Ioana Marinescu, economista e docente alla University of Pennsylvania, ha sottolineato che la robotica è ancora costosa e difficile da scalare. Ha avvertito sui rendimenti decrescenti nello sviluppo di macchine fisiche, mettendo in luce la differenza tra il rapido progresso dell’AI per i lavori white-collar (impieghi d’ufficio) e la lentezza della robotica fisica.
Il rapporto del Yale Budget Lab, pubblicato in ottobre 2025, ha mostrato che dal lancio di ChatGPT nel novembre 2022 il mercato del lavoro più ampio non ha subito interruzioni percepibili dovute all’automazione AI. Questi dati mettono in dubbio la tempistica di Musk e rendono lo scenario di automazione totale in 10-20 anni meno convincente.
Samuel Solomon, professore di economia del lavoro alla Temple University, ha sollevato interrogativi fondamentali sulla distribuzione della ricchezza generata dall’AI, chiedendosi se tutti ne trarrebbero beneficio. Torsten Slok, capo economista di Apollo Global Management, ha osservato che solo alcune élite, i cosiddetti “Sette Magnifici” dello S&P 493, hanno ottenuto guadagni significativi, mentre le aspettative per il resto del mercato azionario sono state riviste al ribasso.
Questioni sociali e riflessioni filosofiche
L’idea di un futuro in cui i lavori umani vengono in gran parte sostituiti solleva inevitabili questioni sociali. Anton Korinek dell’University of Virginia ha insistito sulla necessità di ripensare la struttura sociale se il valore del lavoro dovesse diminuire drasticamente. Studi come quello di Harvard del 1938 mostrano che le persone trovano soddisfazione in relazioni significative, spesso costruite sul posto di lavoro, il che suggerisce che sarà necessario ridefinire senso e scopo in una società sempre più automatizzata.
Musk si è interrogato su questioni esistenziali, chiedendosi se la vita umana manterrà significato se le macchine eccelleranno in ogni attività. Ha ipotizzato che gli umani potrebbero ancora avere un ruolo nell’infondere significato all’AI, sfidando la società a esplorare nuovi modi di vivere e di relazionarsi con la tecnologia.
Questo quadro complesso, fatto di sogni di abbondanza automatizzata e di realtà economiche più sobrie, invita a una riflessione profonda su quale strada la nostra società sceglierà nella continua evoluzione industriale e tecnologica.